SPAM! rete per le arti contemporanee

 

progetto nato nel 2008 con il contributo della Regione Toscana e della Provincia di Lucca - SPAM! oggi si trasforma in una rete provinciale che vede anche la collaborazione delle amministrazioni comunali di Lucca*, Porcari, Viareggio, Massarosa, del Teatro Del Giglio, della Fondazione Cavanis, del CAV / Centro Arti Visive e del Teatro Comunale di Pietrasanta.

Dall'ottobre 2011 SPAM! non è più un solo luogo, ma diventa una 'Rete per le arti contemporanee' con l'obiettivo di integrare le risorse di cui SPAM! già dispone con i servizi e le strutture che ciascuno dei soggetti aderenti a SPAM! Rete per le arti contemporanee, singolarmente, può mettere a disposizione, dimostrando come la dimensione locale possa diventare "rete" nella mappa della creatività contemporanea. Questa trasformazione è realizzabile grazie alla fiducia e all’autentica partecipazione ottenuta dal Comune di Viareggio, dal Comune di Porcari, dal Comune di Massarosa, dalla Fondazione Cavanis (Porcari) e da altri enti che parteciperanno alla rete dal 2012.

Attraverso la produzione di opere, la programmazione di spettacoli, concerti, incontri, proiezioni e attraverso la didattica artistica SPAM!  vuole essere una rete di aggregazione e di incontro con l'arte e con i temi della cultura contemporanea in grado di rappresentare una concreta alternativa alla solitudine dei consumi culturali domestici.

SPAM! è un progetto interdisciplinare che considera la produzione artistica contemporanea un fenomeno unitario all'interno del quale i diversi linguaggi rappresentano solo strade diverse per raggiungere un unico obiettivo.

SPAM! è una Rete di incontro con gli artisti e le idee che animano la scena delle arti contemporanee.

SPAM! intende contribuire alla crescita culturale ed economica del territorio anche attraverso la creazione di prospettive professionali

SPAM! vuole individuare una linea di sostenibilità economica facendo coesistere all'interno della Rete una compagnia (ALDES), un progetto didattico e un progetto di programmazione.

 

 

SPAM! Rete per le arti contemporanee (2014)

è curato da ALDES, realizzato con il sostegno di Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Porcari, Comune di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Fondazione Cavanis di Porcari. Realizzato con la collaborazione dei partner di SPAM!: Comune di Lucca, Comune di Porcari, Comune di Viareggio, Comune di Massarosa, CAV / Fondazione Centro Arti Visive di Pietrasanta.

E' inoltre parte del progetto DOTLINE di ADACTOSCANA

Per PONTE DI PRIMAVERA (nell'ambito della stagione SIAMO NEI TEMPI), un ringraziamento al Teatro del Giglio per la preziosa collaborazione

 

SPAM!

è in via Don Minzoni 34 - 55016 PORCARI (LU)
tel/ufficio 0583.975089

info@spamweb.it
www.spamweb.it/it

google maps

 

 

* Segnaliamo, per correttezza e completezza di informazione, che la residenza artistica regionale SPAM! Rete per le arti contemporanee non ha in gestione il Teatro di Ponte a Moriano a Lucca. Attualmente la convenzione stipulata fra ALDES, l'Associazione titolare del progetto di residenza artistica SPAM!, e il Comune di Lucca prevede infatti che il suddetto Teatro sia “disponibile”, secondo il normale tariffario di utilizzo comunale per le Associazioni, ad accogliere le attività della residenza stessa.

 

 

 

 

CHI

ROBERTO CASTELLO

ALESSANDRA MORETTI

NICOLA BORRELLI

 

amministrazione:

SILVANA BUSETTO > contabilità

GABRIELA GIUSTI > amministrazione

 

 

IMMAGINI SPAM!

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alcune immagini della stagione 2012 di SPAM! THE TIMES THEY ARE A-CANGIN'S sono visibili al FB di LORENZO SIMONINI

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.388894461189884.96182.100319646714035&type=1

 

 

alcune immagini di FABRIZIO SALVETTI su AUTOFOCUS (2013) sono visibili alla pag.

http://www.flickr.com/photos/fabrisalvetti/sets/72157636423573114/

CREDITS SPAM! 2013 e 2014 (loghi)

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OSSERVATORIO SPETTATORI SPAM! 2013 / 21 dic.

Su Quattro Studi / R. Castello

SPAM! Porcari (LU)

La presentazione dei quattro studi di Roberto Castello nello spazio SPAM di Porcari ha dato al pubblico il privilegio di entrare nel processo che anima la creazione coreografica non solo per le brevi ma generose introduzioni che hanno preceduto ogni lavoro, ma anche per la vicinanza fisica con gli esecutori. Cosí è stato possibile cogliere in modo inequivocabile ogni aspetto dei complessi brani mentre la loro grande portata estetica avrebbe dominato una visione meno ravvicinata. Sì, questi studi sono infatti in primo luogo bellissimi in ogni particolare: i colori, le linee, i volumi, fino alle musiche e ai costumi costruiscono sequenze di immagini perfette, dense di citazioni pittoriche, letterarie, persino cinematografiche, ma questa estrema perfezione formale è solo l'involucro di un più complesso lavoro sul movimento che si sviluppa secondo quattro diversi canoni. Nel primo pezzo la luce caravaggesca di cui si appropriano i corpi mostra masse che si avviluppano con la lentezza con cui si instaurano nell'anima i sentimenti più profondi , quelli che si impadroniscono dell'esistenza e ne governano il destino.

Il secondo lavoro dove la musica di un giovane campionatore romano ha ritrovato nella coreografia la sua gemella perduta, è uno spaccato di interno metropolitano dove i quattro ballerini dialogano con geometrica energia, mischiando le carte di un veloce gioco optical.

Nel terzo pezzo invece il protagonista è il giunto intorno al quale i due corpi si muovono, costituito dalla linea su cui giacciono gli sguardi e che non si spezza mai e anzi esercita una continua trazione  sui corpi.

Infine l' ultimo brano è l'affresco di una moltitudine di solitudini: in esso lo spazio è allo stesso tempo ampliato fino alla rappresentazione narrativa e ristretto fino alla claustrofobica dimensione dell'ossessione.

Splendido.

 

 

Vera Giagoni

OSSERVATORIO SPETTATORI SPAM! 2013 / 16 nov.

Su “Not here Not now” di e con Andrea Cosentino

SPAM! Porcari sabato 16 novembre 2013

 

Not here, not now" nasce dall'incontro di Andrea Cosentino con il metodo Marina Abramovic. Cosentino riprende la visione che l'artista serba, dopo anni di di sfide estreme con il proprio corpo, ha acquisito attraverso la percezione che le sue esibizioni hanno scaturito sul pubblico.

Nel padiglione di arte contemporanea di SPAM a Porcari, con Cosentino si è creata un'esperienza interattiva e genialmente ironica, in un percorso fisico e mentale che l'artista ha esibito come ipotetico partecipante ad un seminario dell Abramovic, deridendo una platea che lo osserva attenta a ogni sua espressione verbale e corporea.

Tra incredulità e percezioni "alterate" del pubblico che lo osserva, Cosentino, con bambole, parrucche e altri strumenti carnevaleschi riesce a emozionare mostrando molto della sua vita privata; parla di una madre apprensiva e di uno “psicodramma" domestico, in cui le filastrocche che da bambino ascoltava avrebbero generato un teatro di “cazzatelle", come lui stesso lo definisce. Quelle "cazzatelle" hanno però un significato profondo , ovvero la capacità di distrarre dai drammi che sono presenti nella vita di ognuno, come quello di un figlio che immagina la madre bambina in un paesaggio del dopoguerra al capezzale di un padre/nonno ammalato che va nutrito e assistito costantemente.

Questa, io credo, sia la parte in cui Cosentino vuole che il pubblico percepisca il fulcro del suo spettacolo, ovvero salvaguardare le relazioni , le emozioni e la concretezza della vita, prima di ogni esperienza estrema e alternativa.

Credo davvero che l'artista abbia voluto regalare attraverso una comicità geniale una commozione inaspettata, quel tipo di sensazione "primordiale" della quale chiunque ha bisogno per sentirsi vivo e puro; perchè credo fermamente che più di ogni ipotetico "qualcuno" che da adulti diventiamo o che aspiriamo ad essere, ognuno di noi per vivere ha bisogno di provare emotività autentiche e se vogliamo infantili, per poter conservare in noi "la purezza della fanciullezza" che ci rende indistintamente dei contenitori di emozioni.

 

Mia D'Andrea

 

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_ L'inizio è bisbigliato. Silenzi titubanti al primo ascolto. Buio luce,assenze presenze,a tratti il monologo è serrato e caratterizzato da gesti dalla carica provocatoria. La comicità è paradossale nel raccontare l'icona della performance-art Marina Abramovic. L'autore e attore Andrea Cosentino lo fa esplorandone il pensiero dentro l'unica,sua,propria, dimensione reale;quella umana. Lo fa con ironia verso quel concetto d'arte dell'Abramovic che sfiora l'autolesionismo sia della mente che del corpo. Lo fa, immergendosi nell'inquietudine di percezioni alterate che rivelano ,logorroicamente,le informazioni necessarie a comprendere l'artista Abramovic. Lo fa da comico e scopre,inciampando nella filastrocca cantilenata un tempo dalla madre,l'artista Cosentino a se stesso. Così è o mi è parso. Il teatro è giusto quando non è lui ad avvicinarsi alla vita ma la vita al teatro.

 

Morena Biagioni

 

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Nello spazio Spam di Porcari, pura essenza di teatro, si consuma qualcosa di difficile da definire. Cosentino, col suo Not Here, Not Now – con la regia di Andrea Virgilio Franceschi e i video di Tommaso Abatescianni -  ci prende e ci porta dove vuole; monologhi, gag, miniracconti, contenuti virtuali e video, tutto va bene per trascinarci e confonderci: crediamo di ridere e riflettiamo, crediamo di riflettere e ridiamo.
Lo spettacolo, apparente excursus su idoli, miti e icone del nostro tempo tutti in fondo ridotti al ruolo di brand,  è un viaggio nella natura della comunicazione e attraversa lande vuote percorse solo da pensieri o  da fantasmi del passato e luoghi troppo densi di parole e persone.

Da quali gesti, da quali suoni siamo realmente messi in risonanza? Lo sguardo ironico sull’arte contemporanea che fa della performance la sua cifra stilistica e dell’ostentazione del dolore il suo tema ricorrente è dissacrante e iconoclasta: va a colpire con freddezza il meccanismo feroce che doma e incanala ogni rivoluzione offrendo al suo artefice una vita da star se si adatta a essere stereotipo di se stesso.

Allora dopo tante  parodie, molto divertenti anche per chi ha nutrito e nutre profondo interesse per l’ arte  performativa e la sua sacerdotessa Marina Abramovic, principale bersaglio dello spettacolo, lo spettatore è richiamato all’ordine e compie quella che si chiama un’esperienza. Comprende ciò che forse la Abramovic stessa sembra aver ormai capito  cioè che il  brutto della vita davvero ci turba quando non è mediato dal video, dalla superficie patinata di una foto o dal corpo immolato dell’artista.

La realtà è dunque lontana dal teatro, ma anche dalla performance: che sia  finzione o atto volontario, ci si può alzare e andarcene, nella vita vera ci si può solo difendere, magari con una cantilena.

Cosentino continua a scherzare, per poi lasciarci soli con il desiderio di risentire tutto dall’inizio, adesso che abbiamo capito.

 

Vera Giagoni

 

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Sulla scena due schermi e pochi altri oggetti: qui l’artista Andrea Cosentino si confronta e si confonde con la celeberrima performer Marina Abramovich, nota per le esibizioni estreme oltre il confine del limite umano e le interazioni con un pubblico imprevedibile e incontrollabile. Cosentino si cala nei panni dello spettatore comune, con le proprie perplessità di fronte a certe manifestazioni dell’arte contemporanea che molto sovente risultano incomprensibili a un pubblico non preparato, perplessità che forse ricordano quelle che proviamo cercando di vivere il tanto agognato “qui ed ora”, evocato e dissacrato dal titolo. Il suo sguardo naif si posa sull’apparente futilità di certe forme d’arte, a partire dagli objets trouvés di Duchamp, il cui valore sfugge alla normale comprensione e ancora oggi ci inquieta, per arrivare ad impersonare l’Abramovich stessa che, con un vistoso nasone posticcio, in inglese, chiosa sulle differenze tra teatro e performance. Con leggerezza e divertimento si affrontano argomenti cruciali del panorama contemporaneo, sempre teso a distinguere l’autenticità delle opere dai clamorosi bluff. Ma se è vero che in ogni falso c’è qualcosa di vero, ecco che lo spettacolo di Cosentino non si riduce a una mera parodia di un’artista tanto discussa, né a una banale citazione del suo lavoro, ma un’opera a sé, che viaggia in parallelo con l’esperienza personale dell’attore/autore e, tra flash video e un esilarante crescendo di parole dette a raffica, si conclude con una significativa metafora, che il brano di Fatboy Slim ironicamente sancisce: “Right here, right now”, proprio qui, proprio ora. Rimettendo così tutto in gioco.

 

Federica Filippelli

OSSERVATORIO SPETTATORI SPAM! 2013 / 23 nov.

Su Girolamo Deraco ed Etymos Ensemble

SPAM! Porcari, sabato 23 novembre 2013

 

....E la musica può fare...Parafrasando il motivetto di una canzone si scopre un compositore, Girolamo Deraco che fa del suono un uso raffinato. La musica può essere un linguaggio molto deliberato nel momento in cui ci porta a credere, a pensare e a sentire emozioni non genuine, come quando assistiamo alla scena di un film con il suono di un violino in sottofondo e proviamo tristezza. Qui, il tentativo è di rompere questo codice portando l'attenzione sul gesto musicale riconoscendoci la composizione. "Musica da ascoltare con gli occhi". A tratti  frammentaria o appena percettibile ma rigorosa, non la riconosco al primo orecchio ed è lenta la performance a farmi intendere ciò che sta evocando. Personalmente sono ancorata all'idea di musica più tradizionale ed è solo con “Anima Mea” che mi si apre sul concetto dell'acqua che la mente mi traduce;
-...ticchettio,sgocciolio,scroscio...
acqua che muove
il bambino in acrobazia
dentro la marionetta.
Dice che non ti puoi dimenticare da dove vieni.-
Ringrazio il talento.

 

Morena Biagioni

 

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Sperimentiamo continuamente quale sia la potenza evocativa della musica che si lega intimamente alle nostre emozioni e può da sola ricostruire uno stato d’animo dimenticato. I compositori quindi la usano per suscitare visioni mentali che possono farci sentire di fronte al mare quando il sole è appena tramontato o nella più desolata delle terre battute dal vento o, ancora, come spesso accade con la musica contemporanea, in una periferia metropolitana. Deraco non cerca questo, o almeno non solo: le visioni non sono evocate, ma reali perché la partitura delle sue stupefacenti composizioni comprendono movimenti, atteggiamenti, espressioni, materiali, contributi video che gli esecutori del suo Ensemble devono apprendere e interpretare. Può così capitare di assistere all’amore interetnico fra un flauto e un clarinetto, alla stregonesca capacità di un timpano di imprigionare gli elicotteri di una base americana o di vedere l’acqua vibrare al soffio dell’anima di un uomo. Difficile da descrivere questa musica –teatro, ma tanto affascinante da fruire.

 

Vera Giagoni

OSSERVATORIO SPETTATORI SPAM! 2013 / 30 nov.

Su "i...i...i...io ?! (first step: Give me a moment)"
di Giselda Ranieri

SPAM! / SABATO 30 NOVEMBRE 2013

 

Ci sono storie che vanno rilette più di una volta per potervi cogliere il senso o rileggerle perchè si, urlano, ma alla fine consolano.

I..i..i..i..io?! è una recita che affida alla danza la dimensione esistenziale di una giovane che è "normalmente" disagiata e nevrotica. Movimenti netti e definiti si susseguono ad altri incerti e frustanti,la protagonista mima tic e gesti che le dicono in modo essenziale quanto sia grande la distanza tra come vorrebbe essere e come in realtà sia. Balla nel limitato spazio del suo corpo, cantando la libertà.

-"Io, sempre"- dice.. ed è come guardarsi dentro e aver paura di uscire fuori. Insicura, dimentica le cose, perde la speranza, cerca tregua, fatica ad apprezzare, non sa dove andare, non conosce bene se stessa.

La danza di Giselda non vuole rassicurare nessuno e vi leggiamo chiare le fragilità di tutti. Le vibrazioni di Elia (Moretti) sulla batteria aiutano a solleticare la nostra emotività cognitiva. Entrambi sembrano esortarci ad essere meno indulgenti verso noi stessi. E' solo quando riusciamo a scoprire il senso che la storia (o la performance) ha per noi e solo per noi, che possiamo dire di averla compresa!

 

Morena Biagioni

 

 

Su "Il ballo del qua"
di Compagnia Abbondanza / Bertoni - i bambini

TEATRO NIERI PONTE A MORIANO / SABATO 30 NOVEMBRE 2013

 

Spettacolo davvero particolare sabato sera al teatro Neri di Ponte a Moriano: Il ballo del Qua della compagnia Abbondanza/Bertoni/Bambini di Rovereto non manda in scena professionisti della danza contemporanea, ma bambini che hanno però alle spalle un lavoro preparatorio di tre anni. E si vede perché il livello della performance è molto alto e le immagini che si compongono in scena hanno un’accuratezza e un controllo impressionanti e restano negli occhi, formando citazioni iconografiche raffinate.

Mentre mi domandavo ancora se l’atmosfera quasi inquietante del lavoro correva il rischio di allontanare un pubblico medio che già non è propenso al linguaggio amato dalla contemporaneità, ho chiesto ai bambini presenti che avevo visto seguire con attenzione, come trovassero lo spettacolo appena concluso e mi hanno semplicemente risposto sorridendo “Bello”. Ho capito quindi che le sovrastrutture culturali talvolta sono uno strumento di comprensione, ma in altri casi costituiscono un ostacolo alla creazione di un libero flusso tra palcoscenico e poltrone.

 

Vera Giagoni